Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia-

Sito della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia-dalle origini al secolo XIII




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dalle origini al secolo XIII

via gallica La zona della penisola e dell'isola di Sirmione risulta abitata fin dall'Antica Età del Bronzo (II millennio a C). Fra IV e I secolo a. C. vi si stanziarono anche i Galli Cenomani. Le tracce più rilevanti risalgono però all'epoca romana, quando l'importanza di Sirmione, oltre che dalla presenza delle "Grotte di Catullo" e dal ritrovamento di altri edifici, è testimoniata dall'esistenza, in quel periodo di una "mansio", situata tra la località Colombare e Lugana Vecchia, (per la verità anticamente tutta quella zona era occupata dalla "Selva Lucana"). Questa "area di servizio" del mondo romano era collocata alla base della penisola dove passava l'antica via Gallica, nel tratto che collegava Verona con Brescia (in un tracciato molto simile a quello dell'attuale Statale 11). Nei pressi sono stati reperiti i resti di una struttura portuale, che testimonia la presenza di una via di comunicazione lacustre che collegava questa agli altri centri abitati del lago, permettendo di giungere fino a Trento. Per questi motivi gli studiosi sottolineano il fatto che l'importanza della Sermione Mansio fosse addirittura doppia, trovandosi all'incrocio di due importanti vie di comunicazione. Nel centro storico di Sirmione sono state ritrovate testimonianze isolate di difficile inquadramento ed interpretazione, che sembrano pervenire da ville di non modeste condizione (aree molto vaste). Non vi sono però elementi tali da far riconoscere l'esistenza di un "vicus" (villaggio). Il più importante edificio di epoca romana giunto fino a noi resta la grande villa denominata "Grotte di Catullo", che la tradizione infatti vuole appartenesse al grande poeta romano, anche se non ci sono per questo testimonianze documentarie. Questo edificio dimostra vitalità fino al V secolo. È utile ricordare che qui le ville probabilmente avevano la stessa funzione delle ville marittime delle coste campano - laziali dedicate all'otium dei grandi proprietari, perché non potevano essere congiunte a grandi possedimenti terrieri.

All'inizio del V secolo, in concomitanza con l'arrivo in Italia delle popolazioni barbariche in tutta l'area settentrionale furono approntati dei sistemi di difesa del territorio e quindi i primi castelli fortificati. Proprio a quel periodo risalirebbero le prime difese erette a Sirmione, dove, da questo momento in poi, sarà sempre presente una fortificazione che aumenta o diminuisce nella sua importanza secondo le esigenze del momento, restando sempre all'interno di un sistema di difesa che la collega con altre fortificazioni, lacuali e/o terrestri. Alla prima cinta a scaglie che circondava la parte settentrionale della penisola fu aggiunto agli inizi del VI secolo un nuovo muro di ciottoli e laterizi munito di torri e contrafforti: il castello di Sirmione venne inizialmente ricavato quindi da due ville romane. Tra guerra greco gotica e conquista longobarda delle regioni alpine, l'interpretazione del periodo e del territorio si presenta piuttosto confusa per il confronto militare a tre, che vede coinvolti dal 539 Goti, Bizantini e Franchi. Dopo la fine ufficiale del conflitto (555) da un lato sopravvivono nuclei di Goti, che controllano i territori della "Venetia", e dall'altro persistono le pretese franche, che risalgono al tempo della guerra, di annettersi i territori transpadani. Pertanto negli anni 568/9 si permise ai Longobardi di entrare lungo le frontiere prevedendo di "resistere" e controbattere attraverso alcuni capisaldi distribuiti adeguatamente nell'Italia settentrionale, secondo una strategia di difesa in profondità. Gli studiosi concordano nello stabilire che fu in quest'occasione che i Longobardi, percorrendo la via Gallica, occuparono il castello di Sirmione. Dai documenti pervenuti a noi, durante il periodo di dominazione longobarda, sembra che Sirmione continui ad avere notevole importanza sia militare sia amministrativa, in quanto "Castrum", borgo fortificato che risulta spostato più a sud rispetto all'antichità, per coprire il tratto più stretto della penisola e quindi più facilmente difendibile, ed in quanto sede di un "distretto". I longobardi infatti tendevano a favorire i centri "minori" rispetto a quelli "urbani" di tradizione imperiale. Quasi certamente il distretto sirmionese inizialmente comprendeva i territori del basso lago, caduti subito sotto il dominio longobardo. Più incerta è la valutazione sui territori del Sommo Lago, che furono conquistati solo in un secondo momento, ma che alla fine risulterebbe sotto il tale distretto. Durante la dominazione franca fino al periodo ottoniano, progressivamente, il distretto sirmionese viene sciolto. Sirmione, da un lato, entra nella sfera d'influenza bresciana, dato che la maggior parte del suo territorio viene sottoposto al monastero bresciano di San Salvatore - Santa Giulia; anche se vale la pena di ricordare che fino al X secolo vantarono diritti sul territorio sirmionese anche i monaci del monastero di San Martino di Tours; dall'altro perde la sua valenza specificatamente militare. Vale la pena di ricordare che dal periodo franco (VIII-IX secolo) Sirmione viene comunque posta sotto il diretto controllo della corona. Il borgo fortificato tardoantico, fondamentale nel sistema difensivo dell'Italia settentrionale, mantiene la sua importanza sia sotto l'influenza gotica che bizantina, sotto la dominazione longobarda e durante l'età carolingia fino all'età ottoniana. Anche se il distretto sirmionese viene sciolto, nella "memoria" dei documenti esso perdura. Si è piuttosto certi che prima della dominazione scaligera la popolazione sirmionese si era scelta una struttura politica di tipo comunale: nel 1220 l'imperatore Federico II di Svevia incontra, a Lazise, tre rappresentanti del comune e concede alcuni privilegi a Sirmione. Successivamente anche Corradino (1267-1268) conferma tali privilegi. 

A.L.


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