Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia-

Sito della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia-dalla dominazione veneziana all'Unità




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dalla dominazione veneziana all'Unità

Sotto il dominio veneziano la rocca viene sempre utilizzata per scopi militari, anche se con un ruolo sempre più decrescente a vantaggio della più strategica cittadella fortificata di Peschiera. La situazione, bene o male, non cambia fino al termine dell'occupazione austriaca, quando, grazie all'attività del primo sindaco di Sirmione, la Rocca viene salvata dalla prima Grande Cartolarizzazione a vantaggio della collettività,  impedendo che cadesse nelle mani degli speculatori. Il governo italiano la vende al Comune, che vi stabilisce la alcuni uffici comunali fino al 1912. I Veneziani comunque cercano di rimodernare la rocca e da alcune stampe del XVIII secolo si evince che era stata accolta la proposta del Provveditore Cornaro di costruire un fortino a terrapieni nella zona antistante la porta d'accesso al borgo. Dall'esame delle planimetrie del catasto napoleonico (1803-1813) e del catasto austriaco (1848-1852), si rileva come ampie zone della rocca, a metà Ottocento, fossero ormai state trasformate in ambienti coperti. Probabilmente queste modifiche furono apportate con un consistente anticipo sulla data della rilevazione del catasto napoleonico: infatti, dai documenti in nostro possesso, si evince che agli inizi del XVII secolo erano di stanza a Sirmione un capitano con venti uomini che lì dovevano alloggiare, con armamenti e materiali di fureria annessi, e che quindi necessitavano di ambienti adeguati .

Dalla dominazione francese in poi la Rocca sirmionese mantiene funzioni di casermaggio e deposito di materiale bellico. Si conserva l'uso dell'artiglieria solo nella parte bastionata esterna costruita dai Veneziani. Questa destinazione d'uso viene mantenuta anche dagli Austriaci (1815-1859).

Dopo l'Unità, dai documenti si rileva con sicurezza che fino al 1912 nel castello trovano collocazione gli uffici comunali, l'abitazione del medico condotto, l'abitazione del custode, l'ufficio postale, l'alloggio dei carabinieri e un piccolo carcere. Da quell'anno poi partono le pratiche per l'acquisizione del castello da parte della Soprintendenza ai Monumenti della Lombardia , per conto del Ministero della Pubblica Istruzione, che nel 1917 appone il vincolo, dichiarandolo "monumento nazionale". Durante la Grande Guerra (1915-1918), l'ufficio postale resta presso la fortezza e, sulla torre, viene istallata una sirena antiaerea: i sotterranei diventano luogo di rifugio per la popolazione. Dopo la sconfitta di Caporetto vi prendono alloggio anche gruppi di soldati francesi in ritirata. Dal 1919 iniziano i lavori di restauro della rocca, anche se in parte continua un uso "civile", infatti l'ufficio postale continuerà ad essere presente tra le mura della Rocca fino al secondo dopoguerra. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale (1940-1945), per la precisione nel '41, sulla base dei documenti in nostro possesso si apprende che il castello viene utilizzato per le esercitazioni aeree, e che, nella darsena, viene ormeggiato un motoscafo dell'aeroporto militare di Desenzano. Anche durante questo periodo bellico la popolazione usa i sotterranei come rifugio antiaereo. L'anno successivo il podestà di Sirmione ottiene il permesso di approntare un deposito di legname per la popolazione nel secondo cortile. Il 9 settembre '43 il comandante del reparto tedesco di occupazione del basso lago prende possesso del salone, della camera sopra l'ufficio e dei sotterranei, che quindi non saranno più a disposizione della popolazione. Vale la pena di ricordare che sempre è stata possibile la fruizione della fortezza da parte del pubblico. Dopo la guerra, si procede al trasloco degli uffici postali, rendendo completamente visitabile la struttura. Con la nascita del Ministero dei Beni Culturali, nel 1976 la rocca passa sotto l'amministrazione della nuova Soprintendenza dei Beni Architettonici per le provincie di Brescia, Cremona e Mantova. 

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